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La formazione professionale per il lavoro: successo formativo e occupazionale

La formazione professionale per il lavoro: successo formativo e occupazionale

L’offerta formativa professionalizzante 

La formazione professionale riveste un ruolo di primo piano in una fase di profondi cambiamenti nel mercato del lavoro e nella domanda di professioni. 

In Italia i corsi di formazione professionale sono di competenza delle Regioni e Province che, tramite bandi pubblici, programmano il finanziamento dei differenti corsi. L’offerta formativa è rivolta ai giovani che hanno finito le scuole medie o che si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro e adulti in cerca di occupazione, alle donne, ai lavoratori in cassa integrazione o in liste di mobilità, ai lavoratori che hanno necessità di riqualificazione o aggiornamento professionale, ai soggetti a rischio di esclusione sociale.

La Formazione professionale (iniziale, continua o permanente) si rivolge dunque a tutti coloro che hanno assolto gli obblighi scolastici e stanno per inserirsi o sono già inseriti in un contesto lavorativo.

Le competenze e le qualifiche professionali acquisite nello svolgimento delle attività di formazione sono registrate nel libretto formativo del cittadino, come previsto dal Testo unico in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Il libretto formativo rappresenta un valido ed utile strumento per raccogliere, sintetizzare e documentare le diverse esperienze di apprendimento dei cittadini lavoratori nonché le competenze acquisite in vari settori (scuola, formazione, lavoro, vita quotidiana). 

Gli esiti occupazionali della formazione professionale (IeFP e IFTS)

L’ultimo Rapporto pubblicato a novembre 2019 dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (INAPP) ha evidenziato gli ottimi risultati con i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) così come per la filiera leFP.

La filiera dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), come sintetizzato da un articolo del Sole24Ore a commento del Rapporto INAPP, rappresenta il passpartout per il lavoro: il 69% dei giovani trova lavoro entro il triennio. Dall’impiantistica all’information technology, dal turismo allo sport fino all’enogastronomia: oltre l’80% dei contratti di lavoro è subordinato.  

Grazie ai corsi di formazione professionale, entro un anno uno studente su due trova lavoro. 

La parte dell’indagine dedicata all’impatto occupazionale dei corsi IFTS ha coinvolto, nel biennio 2015‐2016, 2.700 ragazzi che hanno conseguito la specializzazione nei 207 percorsi realizzati in Abruzzo, Campania, Friuli‐Venezia Giulia, Marche, Toscana, e, con numeri particolarmente elevati, in Lombardia e Emilia‐Romagna. La condizione occupazionale al momento dell’iscrizione al corso evidenziava una quota prevalente di disoccupati (56,8%) e in cerca di prima occupazione (28,7%). Solo l’8,4% era già occupato. Per quanto riguarda la formazione professionalizzante della filiera IeFP (il sistema di Istruzione e Formazione Professionale), la rilevazione INAPP è stata condotta su oltre 11mila giovani intervistati.

Come spiegato da Paola Nicastro, direttore generale dell’INAPP – “testimonia quanto sia importante la formazione nel percorso di chi cerca un’occupazione qualificata e coerente con il percorso formativo realizzato. Oggi dalla nostra indagine emerge che circa la metà degli intervistati occupati ha ottenuto un contratto a tempo determinato (49%), seguono i contratti a tempo indeterminato (con oltre il 38%), accanto all’8,4% di lavoratori autonomi e al 4,9% di parasubordinati. E lavorano in settori che spaziano dall’impiantistica all’information technology, dal turismo allo sport fino all’enogastronomia”.

Di seguito il campione oggetto della ricerca riguardante i corsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore: la parte dell’indagine dedicata all’impatto occupazionale dei corsi IFTS ha coinvolto, nel biennio 2015‐2016, 2700 ragazzi che hanno conseguito la specializzazione nei 207 percorsi realizzati in Abruzzo, Campania, Friuli‐Venezia Giulia, Marche, Toscana, e, con numeri particolarmente elevati, in Lombardia e Emilia‐Romagna. La condizione occupazionale al momento dell’iscrizione al corso evidenziava una quota prevalente di disoccupati (56,8%) e in cerca di prima occupazione (28,7%). Solo l’8,4% era già occupato. 

Figura 1. L’efficacia degli IFTS: la condizione occupazionale a 2 anni dalla conclusione del corso

https://inapp.org/sites/default/files/IeFP%20fig1.png

Fonte: Comunicato INAPP

Come evidenziato nel Rapporto, l’efficacia professionalizzante dell’IFTS si è manifestata già nel breve periodo: quasi il 54% degli intervistati dichiara di aver trovato un lavoro entro un anno dalla fine del corso. Ovviamente emergono differenze territoriali rilevanti: dal 63,9% delle Marche (dove però la quota di occupati in origine era già significativa) al 40% della Campania (valore tutt’altro che trascurabile considerando le criticità dell’occupazione giovanile in tale regione). Al momento dell’intervista, a due anni dalla fine del corso, la quota di occupati cresce e raggiunge il 64%. Per quanto riguarda il canale di inserimento al lavoro, il più efficace è risultato essere proprio il partenariato che ha organizzato il percorso, indicato dal 34,7% degli intervistati. Si conferma d’altro canto la rilevanza che tradizionalmente assumono le reti informali (24,9%), così come la conoscenza diretta del datore di lavoro (13,8%).

Notizie positive anche per la formazione professionalizzante della filiera IeFP (il sistema di Istruzione e Formazione Professionale). La rilevazione dell’INAPP, con oltre 11mila giovani intervistati, registra risultati soddisfacenti sia per i qualificati (62,2% di occupati a 3 anni dalla qualifica) che per i diplomati al quarto anno, tra i quali il tasso di occupazione a tre anni supera il 69%.

Per entrambi i gruppi, le performance migliori sono ascrivibili ai Centri accreditati (+10 punti percentuali rispetto agli Istituti Professionali per i qualificati e +5,3 punti percentuali per i diplomati). Particolarmente positiva è la valutazione che gli intervistati hanno espresso su tutti gli aspetti del percorso formativo (interesse degli argomenti oggetto della formazione, rapporti con docenti e compagni, qualità strutture, stage, ecc.). I tempi di inserimento al lavoro risultano inoltre molto brevi (soprattutto tra i diplomati) e la coerenza percepita tra il lavoro e il percorso formativo è elevata, così come il grado di soddisfazione rispetto al lavoro.

Emerge tuttavia una sensibile differenza tra il tasso di occupazione dei maschi e quello delle femmine (pari a circa 10 punti percentuali). Proprio considerando l’efficacia occupazionale della IeFP bisogna continuare a investire su questi percorsi. Senza dimenticare la disomogeneità dell’offerta sul territorio, in particolare per quanto riguarda il quarto anno, in assenza del quale il percorso si interrompe dopo la qualifica senza consentire agli utenti l’accesso al diploma, privandoli della possibilità di completare i percorsi della ‘filiera lunga’ tecnico‐professionale.

Fig. 2. Con i percorsi leFP: il 69% tra i diplomati del IV anno trova occupazione entro tre anni

https://inapp.org/sites/default/files/IeFP%20fig2.png

 

Fonte: Comunicato INAPP    

Dalla ricerca INAPP emerge anche la valutazione positiva che gli intervistati hanno espresso su tutti gli aspetti del percorso formativo (interesse degli argomenti oggetto della formazione, rapporti con docenti e compagni, qualità strutture, stage, ecc.). I tempi di inserimento al lavoro risultano inoltre molto brevi (soprattutto tra i diplomati) e la coerenza percepita tra il lavoro e il percorso formativo è elevata, così come il grado di soddisfazione rispetto al lavoro.

Per quanto riguarda le forme contrattuali di lavoro, oltre il 90% degli occupati con un diploma triennale risulta essere assunto con un contratto di lavoro di tipo subordinato. Di questi il 28,1% è a tempo indeterminato, di cui oltre un terzo è rappresentato da un contratto di apprendistato. Chi ha invece conseguito il diploma del quarto anno ha maggiori possibilità di assunzione a tempo indeterminato (31,7%). Il 61,8% può contare su di un contratto a tempo determinato.

Il successo formativo e occupazionale degli allievi del CNOS-FAP

Nel 2020 la Sede Nazionale della Federazione ha realizzato un monitoraggio della situazione dei qualificati e dei diplomati dei CFP del CNOS-FAP a tre anni dal conseguimento del titolo[1]

Gli allievi coinvolti nell’indagine sono 2598 ex-allievi, che si distribuiscono tra 2151 qualificati (82,8%) e 447 diplomati dell’IeFP (17,2%). Ad essi è stata applicata una scheda, articolata in una trentina di brevi domande.

A tre anni dalla qualifica/diploma gli ex-allievi si vengono a trovare nelle seguenti condizioni riguardo allo studio e al lavoro:

A tre anni dalla qualifica/diploma gli ex-allievi si vengono a trovare nelle seguenti condizioni riguardo allo studio e al lavoro:

– il 17,7% (459 intervistati) ha proseguito il proprio itinerario nel sistema di educazione, nello specifico l’1,4% nel sistema universitario (37), lo 0,04% (1) sempre nell’università, ma al tempo stesso lavorando, quasi il 5% (4,6% o 119) nella formazione post diploma non universitaria e oltre il 10% (11,6% o 302) negli istituti scolastici; 

– più del 60% (61% o 1586) ha reperito un’occupazione e la esercitava al momento dell’intervista; 

– il 15,5% (403) non studia né lavora, di cui il 10,2% (264) aveva trovato un lavoro, ma ora è disoccupato, il 4,5% (118) è in cerca di un’occupazione e lo 0,8% (21) non è neppure alla ricerca di un lavoro; 

– il 5,8% (150) svolge altre attività come il servizio civile e le patenti europee.  

Con riferimento agli ex-allievi che hanno proseguito gli studi, Il primo dato da sottolineare è il forte calo rispetto al monitoraggio a un anno (monitoraggio annuale condotto dal Cnos-fap) di quanti hanno optato per il sistema educativo che diminuiscono del 40% quasi, passando dal 55,5% (1663) al 17,7% (459) per cui perdono la maggioranza assoluta. 

Se si fa riferimento alla frequenza del sistema scolastico indicata dall’11,6% (302), i due terzi quasi (66,2% o 200) sono iscritti all’Istituto Tecnico Industriale, mentre il 30,8% ha proseguito nell’IPSIA (Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato), capovolgendo l’andamento a un anno (39,4% vs 57,5% rispettivamente). Inoltre, il 3% (9 in tutto) ha effettuato altre scelte. Solo l’1,5% (38) si è iscritto all’università e uno di loro studia e al tempo stesso lavora. 

Con riferimento agli ex-allievi che hanno trovato un’occupazione, fra il 2018 e il 2020 gli ex-allievi che possono contare su un lavoro si sono quasi raddoppiati passando dal 31,8% al 61%. Inoltre, i qualificati dei CFP che hanno reperito un’occupazione, crescono rispetto alle due indagini ISFOL, salendo dal 49,4% e dal 55% delle due ricerche al 58,6% condotta dal Cnos-fap, nonostante la crisi occupazionale provocata dalla pandemia da Covid-19.

Tra i settori in cui gli ex allievi hanno trovato un’occupazione, al primo posto si situa la meccanica industriale che offre opportunità di lavoro a più di un quinto degli intervistati (22,1%); tra il 15% e il 10% si collocano l’elettrico elettronico (14,4%), “altri” comparti (12,9%), l’automotive (12,6%) e il turistico-alberghiero (12,4%); al di sotto del 10% si riscontrano il punto vendita (6,6%), il benessere (6,1%) e l’energia (5,2%) e in percentuali inferiori al 5% si trovano il grafico (3,3%), l’agricoltura (2,9%), la lavorazione artistica del legno (0,9%) e l’amministrazione (0,7%). Il confronto con il monitoraggio a un anno evidenzia una sostanziale coincidenza sia sul piano percentuale che su quello dell’ordine nella classifica: nel primo caso, crescono leggermente gli “altri” settori (dal 9,9% al 12,9%) e diminuisce, sempre leggermente, il turistico-alberghiero (dal 15,8% al 12,4%); nel secondo caso, è il turistico-alberghiero che scende dalla seconda posizione alla quinta, ma l’ordine del 2018 si ristabilisce subito dopo.

Con riferimento specifico ai tempi di transizione dal termine del percorso formativo all’ingresso nel mondo del lavoro, il 50% quasi (46,8%) degli occupati dichiara di aver trovato un lavoro entro tre mesi dalla qualifica/diploma, intorno al 5% (6,9%) entro sei e il 14% entro un anno; inoltre, un quinto circa (18,4%) ha avuto bisogno di due anni e più del 10% (13,9%) di tre. 

Quanto alla coerenza tra percorso formativo seguito e occupazione trovata, i due terzi circa (63,7%) degli ex-allievi lo ritengono coerente con la qualifica/diploma, mentre l’altro terzo (36,3%) dà una risposta negativa. 

Con riferimento specifico alle tipologie contrattuali di assunzione, oltre il 50% (51,7%) degli ex-allievi che hanno reperito un’occupazione lavora con un contratto di apprendistato professionalizzante. Le altre modalità si collocano a notevole distanza: intorno al 10% si situano il contratto a tempo determinato (13,6%), il socio d’opera/collaboratore familiare (9,6%), il contratto a tempo indeterminato (9,1%) e i contratti atipici (8,6%); al di sotto del 5% si riscontrano il contratto occasionale (3,7%), il lavoro autonomo (2%), il contratto di inserimento lavorativo (0,9%), i co.co.co., i parasubordinati e altre modalità contrattuali non formalizzate (0,2% in tutti e tre i casi) e il contratto di prestazione d’opera (0,1%).

La formazione continua in Italia 

Il XIX Rapporto Anpal (dicembre 2020) sulla formazione continua in Italia, offre una panoramica sulla formazione rivolta alle persone occupate e adulte nel nostro paese, riferita al periodo 2017-2018. 

Nel 2017, come riportato nel Rapporto, circa due milioni e 600 mila gli individui di età compresa tra i 25 e i 64 anni (pari quindi al 7,9 per cento della popolazione di riferimento) hanno partecipato in Italia ad attività di istruzione e formazione. Più della metà ha partecipato a corsi di formazione professionale, in maggioranza aziendali e in misura minore organizzati nell’ambito della programmazione regionale. 

Tra i motivi della partecipazione prevalgono quelli professionali, e nella maggior parte dei casi i corsi vengono costruiti secondo i bisogni di nuove competenze che scaturiscono dalle trasformazioni del tessuto produttivo a seguito dell’innovazione tecnologica.

Si denota una tendenza che mira a migliorare l’accesso alla formazione degli adulti con un basso livello di competenze, conoscenze e abilità relativamente alle competenze alfabetiche, matematiche e digitali, con il fine ultimo di consentire il conseguimento di una qualifica di livello 3-4 secondo la classificazione EQF (European Qualification Framework).

Nel caso degli occupati si delinea un aumento della domanda di competenze, sia di alto, sia di basso livello. E sul fronte delle aziende, l’esigenza di disporre di un capitale umano qualificato, capace di supportare la domanda di mercati del lavoro dinamici. Si richiede quindi che l’offerta di competenze erogata dai sistemi formativi sia abbastanza flessibile, capace di modificarsi al variare delle esigenze del mercato del lavoro e regolata al fine di massimizzare la corrispondenza con la domanda di professioni sempre più specifiche. Nel settore privato spesso queste attività non danno luogo, ad un riconoscimento formale, essendo per lo più organizzate in contesto lavorativo quando finanziate dal datore di lavoro.

Per quanto riguarda i contenuti della formazione le competenze informatiche sono considerate essenziali nei piani dei fabbisogni della quasi totalità delle aziende; gli investimenti delle imprese si sono indirizzati anche sulle lingue straniere, probabilmente per l’esigenza di puntare sull’internazionalizzazione.

In tema di competenze di base si rileva la scarsa attenzione delle imprese. Finalità principale della formazione aziendale sembra quella di aggiornare il personale sulle mansioni già svolte, per sempre meno aziende, infatti, la formazione serve principalmente a formare i neoassunti.

La ragione di queste scelte è da ricercare nel fatto che, in misura sempre maggiore, le aziende attingono dal mercato del lavoro per le competenze di cui hanno bisogno principalmente assumendo personale già formato. E questo vale soprattutto per le imprese di piccole e medie dimensioni, che hanno più difficoltà a sobbarcarsi i costi necessari alla formazione del personale neoassunto.

Gli esiti occupazionali della formazione professionale per i disoccupati 

I risultati delle differenti indagini condotte a livello regionale hanno mostrano negli anni che i corsi di formazione garantiscono mediamente ai disoccupati un miglioramento delle opportunità occupazionali, anche se l’intensità degli effetti varia a seconda della durata delle attività e del loro contenuto, oltre che alle caratteristiche personali e di carriera degli individui. 

Non ci sono purtroppo dati sempre aggiornati in merito agli esiti occupazionali della formazione professionale rivolta agli adulti in cerca di occupazione, alle donne, ai lavoratori in cassa integrazione o in liste di mobilità, ai lavoratori che hanno necessità di riqualificazione o aggiornamento professionale, ai soggetti a rischio di esclusione sociale. È questo un vulnus cui gli enti istituzionali preposti dovrebbero porre rimedio, avere dati sempre aggiornati permette la predisposizione di un’offerta formativa in grado di avvicinare i disoccupati al mondo del lavoro. 

Rispetto a quest’ultimo obiettivo, la Regione Toscana ha recentemente affidato all’IRPET il compito di monitorare e valutare gli esiti occupazionali della formazione professionale. Come emerso dall’indagine, i disoccupati che hanno frequentato un corso di formazione professionale trovano più facilmente lavoro dei disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego, che non hanno però fatto formazione: gli uni sperimentano un avviamento al lavoro nel 53% dei casi; gli altri nel 37%. Inoltre i disoccupati con formazione hanno una più alta probabilità di trovare un lavoro stabile (9,5% contro 5,4%) e di lavorare di più (17 settimane contro 10). Gli esiti occupazionali netti, che tengono conto delle differenze fra formati e no, confermano il vantaggio per chi fa formazione: + 8,2% di probabilità di avere un avviamento al lavoro entro 18 mesi, + 3,7% che sia a tempo indeterminato e un incremento medio di 32 giorni lavorati. 

A beneficiare maggiormente delle attività formative sono i disoccupati più maturi, meno istruiti e con una durata della disoccupazione medio-lunga. In generale, il valore aggiunto della formazione professionale cresce con la distanza dal mercato del lavoro del disoccupato: l’effetto è maggiore sulle fasce di profilazione più alte. 

La presenza di un tirocinio all’interno dell’attività formativa contribuisce a far crescere il valore aggiunto del corso (+11,8% rispetto ai non formati). I soggetti in cerca di primo impiego hanno generalmente difficoltà maggiori nell’accedere all’occupazione rispetto ai disoccupati con precedenti esperienze lavorative; le informazioni disponibili non consentono, diversamente dai disoccupati, una valutazione dell’impatto netto della formazione. L’analisi di impatto segnala però un effetto significativo dei corsi per gli early school leavers (coloro che hanno abbandonato la scuola) in cerca di primo impiego: la formazione professionale compensa per loro la mancanza di qualificazioni conseguite nell’ambito del sistema dell’istruzione.

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Per approfondire:

INAPP (2020), Formarsi per il lavoro: gli occupati dei percorsi IFTS e i e IeFP, in (https://oa.inapp.org/bitstream/handle/123456789/770/INAPP_Carlini_Crispolti_Formarsi_Per_Il_Lavoro_Occupati_Percorsi_IFTS_IeFP_2020.pdf?sequence=1)

Claudio Tucci, Formazione professionale passpartout per il lavoro: il 69% dei giovani lavora, il Sole24Ore, in (https://www.ilsole24ore.com/art/formazione-professionale-passepartout-il-lavoro-69percento-giovani-lavora-ACegQH1)

Il Successo Formativo e Occupazionale a tre anni dal titolo Allievi del CNOS-FAP qualificati e diplomati nel 2016-17 Conferme e progressi (https://www.cnos-fap.it/sites/default/files/articoli_rassegna/successo_formativo_occupazionale_2016_17_3-20.pdf)

ANPAL (2029), XIX Rapporto sulla formazione continua. Annualità 2017-2018, Collana biblioteca Anpal n.13, in (https://www.anpal.gov.it/documents/552016/586510/XIX-rapporto-formazione-continua-20_11_2020+def.pdf/e2562038-0268-d620-d0e2-22ce44e3d2a2?t=1606061718651)

Regione Toscana – IRPET, Gli esiti occupazionali della formazione professionale (http://www.irpet.it/events/gli-esiti-occupazionali-della-formazione-professionale).


[1] Guglielmo Malizia, Francesco Gentile (2020), Il Successo Formativo e Occupazionale a tre anni dal titolo Allievi del CNOS-FAP qualificati e diplomati nel 2016-17 Conferme e progressi, Rassegna Cnos. 

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