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Le competenze digitali richieste dal sistema economico italiano

Le competenze digitali richieste dal sistema economico italiano

Nel corso del 2019 si è verificato un aumento della richiesta di figure professionali per le quali è necessario il possesso delle competenze digitali “e-skill”.

E-Skills

L’indagine ha chiesto alle imprese se e con quale grado di importanza richiedono alle figure professionali. Oltre alle competenze specialistiche legate alla singola professione, le seguenti competenze per il digitale:

  • La capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici per organizzare e valutare informazioni qualitative e quantitative;
  • Il possesso di competenze digitali, come l’uso di tecnologie internet, e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale;
  • La capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie (digitali) robotiche, big data analytics, internet of things, ecc. ai processi aziendali, anche in linea con quanto previsto nel ‘Pacchetto Industria 4.0’.
    In particolare l’andamento delle entrate di personale in possesso delle competenze per il digitale e-skill (dal 2017 al 2019) evidenzia come la tendenza sia di crescita per ciò che attiene ciascuna competenza specifica per il digitale.

L’analisi dei dati riferiti alle e-skill mostra che la competenza più richiesta con un elevato grado di importanza è il possesso di competenze digitali (22,1%), seguita dalla capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici (17,4%) ed infine la capacità di gestire soluzioni innovative (11,4%).

Evidentemente, in considerazione del mercato globale del lavoro, le competenze digitali rappresentano un tema strategico per lo sviluppo del Paese.

La partita della competitività delle imprese italiane si gioca adesso e sempre di più sul tavolo dell’innovazione digitale, all’interno di questo quadro di riferimento si colloca la definizione di una politica strategica che, compresi i trend di riferimento, miri a definire una politica sostenibile del mercato del lavoro per lo sviluppo armonico delle esigenze produttive delle imprese italiane.

Per garantire il monitoraggio delle azioni strategiche sul tema del digitale che ciascuno Stato Membro UE mette in campo, la Commissione europea ha definito il Digital Economy and Society Index (DESI), che articola su 5 capitoli tematici lo stato di un Paese rispetto alla competitività digitale. Complessivamente, nel 2019 l’Italia si colloca in 24° posizione su 28 Stati Membri dell’UE, davanti solo a Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria.

Nel dettaglio, secondo l’articolazione dell’indice DESI:

  • Connettività: l’Italia si posiziona al 19° posto, sopra la Francia e la media UE;
  • Capitale umano: l’Italia si colloca al 26° posto. Solo il 44% degli individui tra i 16 ed i 74 anni possiede competenze digitali di base (vs 57% media UE);
  • Utilizzo di internet: l’Italia si posiziona al 25° posto. Il 19% degli individui residenti in Italia non ha mai usato internet;
  • Integrazione della tecnologia digitale: l’Italia si posiziona al 23° posto. Solo il 10% delle PMI vende online (circa la metà della Germania) e solo l’8% del fatturato proviene da vendite digitali;
  • Servizi pubblici digitali: l’Italia si posiziona al 18° posto, ma è al 4° posto in materia di open data ed all’8° posto in materia di servizi di sanità digitale. Tuttavia, i cittadini che nel 2018 hanno utilizzato i servizi di e-Government sono solo il 37% (64% della media UE).

La complementarietà tra soft skill e singole e-skill

Come si può vedere nella figura in basso, per ciascuna delle soft skill la domanda in combinazione con una richiesta di una delle competenze digitali risulta più elevata rispetto alla richiesta media.

Nel dettaglio, le imprese ritengono necessario il problem solving per l’80,2% dei flussi occupazionali programmati nel 2019, tale quota sale al 92,9% quando viene richiesta la competenza digitale, al 94,3% quando sono ritenute necessarie le competenze matematiche e informatiche e al 95,4% se è la capacità di gestire soluzioni innovative ad essere domandata.

La capacità di lavorare in gruppo, che è in media necessaria all’85,9% dei fabbisogni occupazionali, risulta richiesta dalle aziende al 94,5% delle entrate a cui è domandata la competenza digitale per svolgere la professione, al 95,9% quando sono necessarie le competenze matematiche e informatiche, e al 96,3% del personale a cui serve capacità di gestire soluzioni innovative.

Proseguendo con la capacità di lavorare in autonomia, mediamente richiesta all’82% delle entrate, si osserva che tale quota passa al 91,6% in combinazione con la competenza digitale, al 94,8% con le competenze matematiche e informatiche e al 95,2% con la capacità di gestire soluzioni innovative.

Per quanto riguarda la flessibilità e l’adattamento, visto che è la soft skill maggiormente richiesta non si osservano ampi incrementi rispetto alla media (95,1%). E’ domandata al 98,4% dei flussi per cui è necessaria la competenza digitale. Al 98,6% quando sono ritenute necessarie le competenze matematiche e informatiche e al 98,7% in combinazione con richiesta la capacità di gestire soluzioni innovative.

Le imprese ritengono necessaria la capacità di comunicare efficacemente in italiano per l’81,8% dei flussi occupazionali quando viene richiesta la competenza digitale. Per l’86,1% quando sono ritenute necessarie le competenze matematiche e informatiche e per l’85,9% se è la capacità di gestire soluzioni innovative ad essere domandata.

Infine, la capacità di comunicare in una o più lingue straniere, che è in media necessaria al 49,4% dei fabbisogni occupazionali. Risulta richiesta dalle aziende al 63,7% delle entrate a cui è domandata la competenza digitale per svolgere la professione. Al 68,2% quando sono necessarie le competenze matematiche e informatiche. Al 71,9% del personale a cui serve capacità di gestire soluzioni innovative, ben oltre 20 punti superiore alla quota media.

L’aumento della domanda di competenze trasversali in associazione con almeno una delle competenze digitali evidenzia quanto le soft skill siano divenute sempre più complementari. A quelle strettamente legate alla trasformazione tecnologica nello svolgimento delle attività e testimonia il processo di ibridazione delle professioni.

Fonte: “Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior,2019”

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