Formare con il cuore e con la tecnica

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la Festa dei Lavoratori, un momento prezioso per riflettere sul valore del lavoro non solo come necessità economica, ma come strumento fondamentale di dignità, crescita e realizzazione personale. All’interno della nostra proposta educativa, il lavoro assume un significato ancora più profondo: è la via attraverso cui i giovani scoprono i propri talenti e si preparano ad affrontare il mondo.

Proprio per dare continuità allo spirito del Primo Maggio e per farvi conoscere più da vicino il cuore pulsante del nostro Centro, abbiamo deciso di iniziare un viaggio all’interno dei nostri settori professionali. Per farlo, abbiamo scelto di dare la parola a chi vive i laboratori ogni giorno in prima linea: i nostri formatori.

Inauguriamo questa serie di incontri con Nicola Ingegnere, che dal 2008 è formatore nel settore della Meccanica Industriale presso il Borgo Don Bosco. Attraverso la sua esperienza, scopriremo che insegnare a usare un tornio o una fresa significa molto di più che trasmettere una semplice competenza tecnica: significa accompagnare i ragazzi nella loro crescita umana, insegnare loro a gestire l’errore e prepararli a diventare i professionisti e i cittadini di domani.

Introduzione e Identità

  • Da quanti anni sei formatore presso il CNOS-FAP Lazio e di quale settore ti occupi?

    Nicola Ingegnere formatore dal 2008 e mi occupo del settore meccanica industriale.

    • Cosa significa per te essere un “formatore salesiano” e in cosa differisce dal semplice ruolo di insegnante?

    Formatore salesiano significa lavorare con i giovani tenendo uno sguardo sulla formazione integrale, che significa non solo un accompagnamento tecnico ma anche umano-spirituale. 

    Il Cuore dell’Insegnamento: Le Soft Skill

    • In officina/laboratorio si impara a usare gli strumenti, ma quali sono le “competenze invisibili” (puntualità, rispetto, collaborazione) che cerchi di trasmettere ogni giorno?

    Nel laboratorio si cerca di insegnare anche alcuni atteggiamenti necessari per entrare nel mondo del lavoro quali: puntualità, spirito di iniziativa, problem solving, obbedienza e perseveranza.

    • Quando un ragazzo sbaglia un compito pratico, come trasformi quell’errore in una lezione di vita e di resilienza?

    Nell’errore non sempre è facile gestire l’intervento. Dipende da quanto il ragazzo si mette in pericolo o se l’errore è tecnico di dimensionamento. Nel primo caso lo gestisco con molta fermezza cercando di valorizzare l’importanza della vita. Nel secondo caso cerco di motivare nel provare sempre fino alla fine facendogli considerare la possibilità che l’essere umano sbaglia. 

    • Come incoraggi i ragazzi a passare dall’individualismo al lavoro di squadra, proprio come avverrà in una vera azienda?

    Per questo punto organizzo lavori in gruppo inserendo compagni di estrazione diversa.

    Il Metodo Don Bosco (Sistema Preventivo)

    • Don Bosco diceva che l’educazione è cosa di cuore. Come si crea oggi un rapporto di fiducia e autorevolezza con i nativi digitali?

    Da quando sono entrato nella formazione professionale, accompagnato dai salesiani ho sempre provato ad abitare anche i luoghi dei momenti informali. Riconosco che è ancora la via giusta per arrivare a quella confidenza che ti permette di essere ascoltato.

    • Il nostro obiettivo è formare “buoni cristiani e onesti cittadini” (o persone di valore). In che modo la formazione professionale aiuta un giovane a trovare il suo posto nella società laziale di oggi?

    Il tema del lavoro vissuto con consapevolezza già aiuta per la parte onesti cittadini. Il buon cristiano cerco di inserirlo con la testimonianza di una vita vissuta secondo il cristianesimo e come dicevo prima con quella prossimità che genera confidenza in cui ci si può aprire e parlare anche di alcune cose.

    Il Legame con il Lavoro e il Futuro

    • Cosa vi dicono gli imprenditori che assumono i vostri ragazzi? Apprezzano più la loro preparazione tecnica o il loro atteggiamento umano?

    Le società apprezzano più la maturità che notano nei giovani che vengono dal centro professionale. Certo è che negli ultimi anni la soddisfazione come Borgo Don Bosco è che siamo fortemente considerati anche per la preparazione tecnica che si offre che a detta delle aziende non si vede da altre parti. 

    • Cosa diresti a un genitore che vede la formazione professionale solo come un “ripiego” e non come una corsia preferenziale per la crescita del figlio?

    Ad un genitore direi che andrebbe stravolto il punto di vista sulla formazione professionale. Non debbono iscriversi i giovani che non hanno voglia di studiare bensì i ragazzi che hanno voglia di lavorare. Il punto di partenza è diverso.

    Conclusione

    Qual è la storia o il momento in cui hai capito che un tuo allievo era diventato non solo un bravo professionista, ma una persona matura e pronta alla vita?

    Ho in mente alcuni giovani che crescendo si sono interrogati sulla proposta del punto n.7 e parlandoci mi sono reso conto che il semino alcune volte porta frutto. In particolare un ragazzo che mi ha espressamente parlato del matrimonio cristiano come punto cardine della sua storia con la fidanzata. 

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